Il mercato editoriale digitale e i suoi abitanti
Oggigiorno, piaccia o meno, Amazon è sinonimo di mercato editoriale. Fra le centinaia di tipologie di prodotti venduti sulla piattaforma di Jeff Bezos è possibile trovare pressoché tutti i libri pubblicati nonché migliaia di titoli che non sono mai passati per un editore ma vengono caricati direttamente dai loro autori, che lavorano in cosiddetto regime di self-publishing.
Questi ultimi sono attirati non solo dalla pervasività del mercato di Amazon (che permette di arrivare ovunque) ma anche dalla semplicità di utilizzo. Basta iscriversi al servizio Kindle Direct Publishing – e avere la pazienza di imparare a gestire i giusti strumenti di conversione e formattazione – per mettere il proprio testo in vendita sulla piattaforma, con la prospettiva di guadagnare royalty fino al 70% del prezzo di copertina: una percentuale che nessuna casa editrice può assicurare.
Difatti, pubblicare su Amazon è così semplice, veloce e conveniente che non solo è possibile trovarci gli autori, chiamiamoli così, classici che al momento di portare la propria opera sul mercato hanno scelto di pubblicarsi da sé, ma anche un crescente numero di soggetti che hanno deciso di fare della pubblicazione su Amazon un mestiere.
Si tratta di persone che molto probabilmente non avrebbero mai preso in considerazione l’idea di scrivere e pubblicare testi ma che, attirate dalle opportunità del mercato digitale di Amazon, redigono molti testi sugli argomenti più disparati (ricettari, brevi testi di approfondimento su un argomento, manuali per il fai da te ecc.) oppure traducono opere straniere ormai di dominio pubblico, e caricano il tutto sulla piattaforma sperando di raggiungere una massa critica, e costante, di vendite che permetta loro di ottenerne un guadagno. Alcuni, addirittura, diventano in un certo senso “imprenditori” della pubblicazione su Amazon, commissionando i testi ad altri soggetti, pagando per la cessione dei diritti economici e caricandoli per proprio conto e, spesso, a proprio nome.
Purtroppo, come sempre accade in ogni business, c’è chi preferisce prendere scorciatoie scorrette. In questo articolo intendo trattare brevemente il caso di chi traduce opere straniere il cui copyright non è ancora scaduto per poi pubblicarlo, attraverso Amazon, sul mercato italiano.
Il meccanismo è abbastanza semplice. Si prende un’opera straniera abbastanza di successo nel proprio mercato da pensare che sia appetibile anche per un pubblico italiano, ma ignota ai lettori italiani, così da ridurre il rischio che qualcuno riconosca la fonte originale. Di opere così, considerando anche solo il mercato anglofono, ce ne sono migliaia.
Individuata l’opera la si traduce, al meglio delle proprie possibilità (di solito chi opera in questo modo si affida a una prima traduzione automatica che poi rivede e sistema) e si pubblica la traduzione dietro proprio nome o, meglio, dietro il proprio pseudonimo. Una volta che la traduzione è pubblicata non resta che attendere i guadagni, confidando nella bontà dell’opera originale – per i diritti della quale non si è pagato un soldo – e della propria traduzione.
Il problema per gli editori
La pubblicazione di traduzioni non autorizzate di opere, non celebri ma dal buon potenziale, da parte di questi pirati digitali si sta rivelando un problema per quelle case editrici, soprattutto piccole e medie, che puntano a portare in catalogo quei testi salvo scoprire, dopo aver pagato per ottenere i diritti di traduzione dall’autore o editore originale, dopo aver pagato un traduttore e dopo aver sostenuto tutti i costi di produzione, che una versione italiana del titolo è già in commercio, magari spacciata quale opera originale di Tizio Caio.
Queste traduzioni abusive non solo sottraggono mercato all’editore italiano facendogli una concorrenza sleale ma creano anche confusione fra i lettori i quali, magari, s’erano convinti della paternità di Tizio Caio sull’opera e potrebbero risultare diffidenti nei confronti della traduzione autorizzata dell’opera originale.
Oltre al danno della concorrenza sleale l’editore rischia, quindi, la beffa di vedersi additare come parte di una operazione illecita, quasi fosse l’editore, assieme all’autore originale, ad aver copiato l’opera di Tizio Caio!
Le possibili azioni
Quando un editore incappa nella traduzione illecita dell’opera straniera della quale è l’editore italiano può reagire in diversi modi, il primo dei quali è, sicuramente, intervenire presso la stessa Amazon.
Segnalare una violazione ad Amazon
Come spesso capita con le multinazionali del web, la sezione di assistenza di Amazon non è affatto intuitiva e può essere semplice perdersi nei suoi meandri alla ricerca della voce giusta. Fortunatamente un altro colosso del web può venirci in aiuto.
Cercando “Amazon segnalare la violazione dei diritti” su Google si trova il link alla omonima pagina che permette di segnalare ad Amazon i prodotti che violano il diritto d’autore, proprio o altrui. La pagina è pensata soprattutto per le violazioni di marchi, ma permette, bene o male, di segnalare qualsiasi violazione di copyright.
Una volta effettuato l’accesso col proprio account la pagina mostra un form da compilare.
Attraverso due menù a tendina Amazon permette di indicare direttamente se la violazione fa parte di uno dei casi più comuni. Non vi è, per ora, una voce specifica per segnalare una traduzione illecita. La possibilità di segnalare un testo contraffatto, infatti, non inquadra esattamente il caso che stiamo esaminando.
Una traduzione è illecita perché fatta senza averne diritto ma di per sé è una opera autonoma che non può considerarsi contraffazione diretta della traduzione autorizzata.
Quel che consiglio, quindi, è di indicare che si è di fronte a una violazione non considerata fra gli esempi previsti e usare gli altri campi del form per specificare che ci si trova di fronte a una traduzione non autorizzata e la si sta segnalando in quanto detentore dei diritti di traduzione dell’opera originale.
Segnalato il prodotto, Amazon avvierà un procedimento di controllo interno e informerà il venditore della traduzione non autorizzata della vostra segnalazione, dandogli la possibilità di mettersi in contatto con voi. Se non addivenite a un accordo, Amazon valuterà la questione e deciderà se accogliere la vostra segnalazione o meno, in caso affermativo rimuoverà l’opera segnalata dal suo catalogo.
Il vantaggio di questa procedura è che è a costo zero, prende solo del tempo ma alla fine il risultato di rimuovere il prodotto in violazione dal mercato è pressoché garantito.
Gli aspetti negativi sono che Amazon non vi fornirà più informazioni sul venditore di quelle che questi ha fornito loro al momento di registrarsi al servizio Amazon Kindle Direct Publishing, che sono pochi e non verificati e a meno che a forza di denunce Amazon non decida di sospendere/chiudere l’account del pirata questo potrà caricare di nuovo la traduzione più avanti. Anche una volta privato del suo account, poi, niente impedisce a un pirata particolarmente ostinato di creare un nuovo account.
Direi che, in generale, rivolgersi ad Amazon porta al risultato atteso nella maggior parte dei casi perché chi pubblica una traduzione illegittima difficilmente avrà interesse a insistere nel rimettere la propria opera in vendita. Una volta scoperti, infatti, per i pirati è più semplice passare a una nuova traduzione illecita piuttosto che insistere con la traduzione di un’opera sorvegliata dal legittimo editore italiano.
Rivolgersi ad Amazon potrebbe, purtroppo, rivelarsi l’unica opzione nel caso non si riesca a individuare l’identità del soggetto che ha pubblicato la traduzione non autorizzata il che capita spesso, giacché un pirata non è detto che associ la propria identità all’opera, preferendone una fittizia da inserire nel colophon dell’e-book (ammesso che l’e-book in questione presenti un colophon…).
Promuovere un’azione legale…
Nel caso, tuttavia, si riesca a risalire all’identità del pirata, per fortuna (magari chi ha pubblicato la traduzione illecita è a sua volta una piccola casa editrice oppure un soggetto che ha usato il proprio vero nome) o per abilità (ad esempio rintracciando l’identità del pirata su altri siti web dove magari ha pubblicizzato la propria traduzione), è possibile agire direttamente nei suoi confronti con una azione legale.
Prima di decidere come muoversi, però, bisogna considerare non solo la propria posizione ma anche quella dell’autore originale dell’opera e gli accordi presi con questi o con il suo editore. I contratti con cui si acquista il diritto a scrivere e pubblicare una traduzione, infatti, possono prevedere clausole che tengono conto di casi come questo.
Queste clausole possono disporre che l’editore della traduzione gestisca questi casi da solo, oppure che l’editore o l’autore dell’opera originale gestiscano la situazione al posto suo o, ancora, che la gestione sia collegiale o che l’autore o l’editore dell’opera originale offrano la loro assistenza e aiuto all’editore italiano.
Il primo passo, quindi, è controllare gli accordi che si sono presi con l’autore e/o il suo editore; verificare di poter agire direttamente e, nel caso, se è possibile coinvolgere l’autore o l’editore o se ci si è impegnati a gestire tutto da soli.
In generale, se non è impedito dal contratto di licenza dei diritti di traduzione, la cosa migliore da fare è agire personalmente coinvolgendo anche l’autore e/o l’editore dell’opera originale.
… per violazione di diritti d’autore
Il diritto di tradurre l’opera originale in italiano è un vero e proprio diritto patrimoniale d’autore che, in virtù dell’accordo stipulato con l’autore o il suo editore è passato all’editore italiano.
Questi, quindi, ha tutto il diritto ad agire per tutelare quello che, adesso, è il suo diritto (patrimoniale) d’autore.
Pertanto l’editore può agire contro il pirata per chiedere la rimozione della traduzione illecita e il risarcimento dei danni subiti (anche dei danni di immagine).
Nel caso in cui l’editore non fosse interessato al risarcimento dei danni o ritenesse, fatta una veloce stima delle circostanze (notorietà raggiunta dalla traduzione pirata, presumibile volume di vendite, effettivi danni di immagine subiti), che questi non ammonterebbero a molto, può lasciar perdere l’idea di una causa ordinaria per agire con un procedimento cautelare.
Rispetto alla causa ordinaria, che prevedere un contraddittorio fra le parti articolato, con diverse possibilità di controbattere l’una alle tesi dell’altra parte e di presentare mezzi di prova, il procedimento cautelare è più concentrato e veloce e mira a ottenere pochi ma rapidi risultati. Quello che qui ci interessa è la rimozione dell’opera pirata dal commercio.
Una volta ottenuta la misura cautelare desiderata, cioè la rimozione della traduzione illecita, starebbe al pirata avviare una causa ordinaria per provare di non aver violato alcun diritto e, quindi, poter rimettere l’opera in commercio. Se non agisce, il risultato del procedimento cautelare si cristallizza e il divieto diviene permanente.
Ovviamente, è pressoché impossibile che un pirata avvii una causa per dimostrare la liceità di una traduzione per la quale non ha mai ottenuto il consenso! E nel caso in cui lo facesse, nella speranza di ottenere la sospensione del provvedimento cautelare, comunque si vedrebbe nuovamente condannato alla rimozione all’esito della causa ordinaria.
… per concorrenza sleale
Nel caso in cui il diritto ad agire per violazione del diritto d’autore sulla traduzione italiana sia rimasto in capo all’autore originale o al suo editore, perché previsto dal contratto, l’editore italiano può comunque agire contro il pirata per concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2598, 3° comma, c.c., il quale permette di agire contro chiunque si avvalga direttamente o indirettamente di ogni mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’azienda altrui.
Nell’ipotesi che stiamo esaminando è chiaro che lo sfruttamento economico di una traduzione creata e pubblicata senza pagare i relativi diritti all’autore o all’editore dell’opera originale costituisce un danno per l’editore che, invece, quei diritti li ha pagati e si trova a competere con un concorrente che non ha sostenuto gli stessi costi e che, probabilmente, non dovrebbe nemmeno esistere (essendo la prassi del mercato editoriale di vendere i diritti di traduzione per un mercato in esclusiva a un solo editore)!
L’editore può quindi agire per chiedere che venga riconosciuta la concorrenza sleale e il pirata venga condannato a interrompere la sua condotta sleale, cioè ritiri la traduzione dal mercato, e può chiedere il risarcimento dei danni subiti.
Anche in questo caso, come per l’azione per violazione di diritto d’autore, l’editore può decidere, se non interessato al risarcimento del danno, per il più snello e veloce procedimento cautelare.
… o entrambe
Si consideri, infine, che, se nessuna previsione contrattuale osta alla possibilità per l’editore italiano di agire in tutela del proprio diritto di traduzione, è possibile con un’unica azione agire sia per violazione di diritto d’autore che per concorrenza sleale, non essendo le due condotte vicendevolmente escludenti, anzi! La concorrenza sleale perpetrata attraverso la violazione di diritti di esclusiva è la più comune, tanto che alcuni casi, come la violazione dei segni distintivi dell’azienda (ad esempio il marchio), sono espressamente previsti dalla normativa.
L’importanza di agire
Che si riesca e si decida di arrivare all’azione legale contro l’autore o l’editore della traduzione non autorizzata, o che ci si limiti a far rimuovere l’opera da Amazon, agire per far valere il proprio diritto è sempre la scelta migliore, anche quando, tutto considerato, la traduzione illecita altrui sembra non fare danno (magari perché nota ai classici quattro gatti).
I vantaggi dell’agire, infatti, non si limitano all’eliminazione dell’opera illecita (e all’eventuale risarcimento dei danni) ma si estendono alla reputazione dell’editore titolare del legittimo diritto di traduzione.
I pirati, infatti, tendono ad agire nei limiti della tolleranza altrui e questo comporta che mostrarsi tolleranti con chi viola i propri diritti può attirare altri pirati o stimolare l’attività di quelli già esistenti. Dopotutto, se decideste di trarre profitto dalla pubblicazione di traduzioni non autorizzate di opere straniere preferireste tradurre e pubblicare traduzioni illecite di opere il cui editore italiano è lassista piuttosto che quelle il cui editore italiano persegue ogni violazione sistematicamente.
Un pirata che trova un editore che lascia correre le traduzioni illecite potrebbe finire col prendere ispirazione dal suo catalogo per individuare la prossima opera straniera da adattare illecitamente.
Inoltre, un editore che agisce con decisione contro i pirati appare, a parità di condizioni, più affidabile agli occhi degli autori ed editori stranieri rispetto agli editori più lassisti, con un possibile vantaggio commerciale nell’ottenere i diritti di traduzione delle opere di proprio interesse.
Agire contro gli autori di traduzioni illecite, quindi, oltre a essere la cosa giusta da fare e, spesso, una necessità per non subire danni, è anche vantaggioso sotto diversi aspetti.
